AGI - Quando, nel mezzo del suo discorso di insediamento da direttore dell'AGI, su tutti gli schermi della redazione comparvero le immagini del secondo aereo che si schiantava sulla torre sud del World Trade Center, Vittorio Pandolfi non ebbe un attimo di esitazione. Si interruppe e cercò gli sguardi sgomenti dei suoi redattori. "Riaprite la rete" disse semplicemente, con fermezza e con calma.
Aveva preparato quel discorso con cura, per illustrare con lucidità e pacatezza - come era sempre stato nel suo spirito - quale agenzia voleva per gli anni a venire. Ieri, a 84 anni, moltissimi dei quali spesi in quella stessa redazione, Vittorio Pandolfi è venuto a mancare all'affetto dei suoi cari e di quanti lo hanno conosciuto e apprezzato, gentiluomo d'altri tempi, collega rispettoso e rigoroso.
La carriera in Agenzia Italia
In Agenzia Italia aveva costruito la sua intera carriera fin dall'inizio, da giovane praticante alla fine degli anni '60. Da subito aveva scelto l'economia ed era stato tra i primi giornalisti in Italia a dedicarsi interamente al fisco. Rigoroso, animato da un'etica della professione che non ammetteva compromessi, elegante nei modi e nei rapporti, ha salito tutti i gradini all'interno della redazione: capo della redazione Economico prima, caporedattore centrale poi, vicedirettore dal 1996 fino al 2001, quando fu nominato direttore, incarico che avrebbe ricoperto fino al 2005. Una sola, breve, interruzione tra il 1992 e il 1993 quando fu portavoce dell'allora ministro del Bilancio, Franco Reviglio.
L'insegnamento alla Sapienza e i funerali
Dopo aver lasciato l'AGI ha insegnato per otto anni Storia del giornalismo al corso di Laurea magistrale in Editoria e Scrittura della Facoltà di Lettere della Sapienza. A chi lo ha conosciuto piace pensare che a quegli studenti abbia trasmesso non solo il rigore che l'informazione merita, ma la correttezza e il rispetto nei rapporti. I funerali saranno domani alle 10 nella chiesa della Gran Madre di Dio a Ponte Milvio, a Roma.

