AGI - I Ris guidati da Luciano Garofano avrebbero nascosto delle prove in grado di scagionare Alberto Stasi già nel 2007, all’alba delle prime indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. Le prove celate sarebbero gli esiti di due esami dai quali risultava che sulla bicicletta bordeaux marca ‘Umberto Dei’ riconducibile alla famiglia Stasi non c’era il dna di Chiara Poggi.
E’ questa la principale novità che emerge dalle nuove consulenze disposte dalla Procura di Pavia depositate col secondo avviso di chiusura delle indagini nei confronti di Andrea Sempio.
La tanto attesa giornata della ‘svolta’ sembra riguardare più i destini di Stasi che quelli del nuovo indagato che si vede recapitare un capo d’imputazione del tutto invariato rispetto a quello notificato a maggio con l’accusa di omicidio pluriaggravato dai motivi abietti e futili e dalla crudeltà. Per lui si profila la richiesta di rinvio a giudizio con sullo sfondo l’enigma di un giudizio parallelo a una sentenza definitiva di condanna.
I dati grezzi dei Ris e le controanalisi dimenticate
Ecco che si torna quindi a uno degli episodi più controversi dell’inchiesta. Il 24 settembre 2007 Stasi venne fermato per la presenza di sangue della fidanzata sui pedali della bicicletta ma poi scarcerato a distanza di 48 ore perché, spiegò la gip Giulia Pravon, le analisi dei Ris erano ancora in corso, non c’era certezza che si trattasse di sangue e, in ogni caso, quel presunto materiale genetico non era databile. Proprio nelle carte della nuova indagine depositate nei mesi scorsi si legge che i Ris hanno messo a disposizione una serie di “dati grezzi" conservati nei loro server.
La Procura spiega che, una volta ricevuti questi dati ancora disponibili e non di immediata lettura, in quanto necessitanti di software e hardware idoneo e soprattutto indispensabili conoscenze tecniche”, ha disposto delle verifiche. Il 6 novembre 2025 i consulenti Ugo Ricci e Pasquale Linarello “hanno rilevato la presenza di due contro-analisi del campione che rivelò la presenza del dna della vittima sui pedali della bicicletta Umberto Dei totalmente negative e idonee, a loro giudizio, a scagionare Stasi già 19 anni fa ma non esistenti nel fascicolo d’inchiesta nel 2007”. In un primo momento gli esami diedero esito positivo. Nella sentenza con la quale la Cassazione lo condanna a 16 anni di carcere, nell’elenco dei sette indizi a carico di Stasi c’è la “copiosa quantità di dna riconducibile alla vittima di materiale ‘altamente cellulato’ sulla bicicletta.
Nel processo d’appello-bis era stato dibattuto il posssibile scambio di pedali tra la bici nera da donna vista dalla vicina di casa dei Poggi la mattina del 13 agosto e la bici bordeaux di cui sarebbe stato autore Stasi consapevole che gli investigatori si sarebbero focalizzati sulla bici indicata dalla testimone.
Le repliche di Luciano Garofano
Due giorni fa Garofano è stato sentito da testimone dagli investigatori e non da indagato nonostante lo scenario inquietante prospettato. “Atti nascosti? Fantascienza. Ho la certezza granitica di poter escludere qualsiasi manipolazione, qualsiasi accantonamento di atti che non era e non è nel nostro costume. Io metto la mano sul fuoco, tutte le mani sul fuoco sull’onestà dei miei collaboratori che materialmente sono stati individuati dalla procura di Vigevano per fare quelle analisi” è la reazione dell’ex generale. Non solo i pedali: nelle consulenze di parte, e quindi confutabili nei prossimi 20 giorni dalle altre parti ed eventuale oggetto di perizia in un processo, la Procura svela altri elementi che metterebbero in dubbio la ricostruzione che portò Stasi in carcere.
I dubbi sull'orario della morte di Chiara Poggi
I risultati degli studi firmati da Cristina Cattaneo e da Biagio Leone ipotizzano che Chiara potrebbe essere sopravvissuta “fino ai 60 minuti” dopo l’inizio dell’aggressione. Nella sentenza definitiva il delitto sarebbe stato commesso tra le 9 e 12, orario in cui Chiara disinstalla l’allarme, e le 9 e 35 quando Stasi inizia a lavorare alla sua tesi sul pc. Sul tema del dna sulle unghie di Chiara Poggi, attribuibile per l'accusa al ramo paterno di Andrea Sempio, i pm spiegano che "le note integrative di parte in ambito genetico-forense redatte dal consulente tecnico della difesa Sempio, Marina Baldi, sono state valutate analiticamente e confutate dal professor Carlo Previderè e da Pierangela Grignani, consulenti del pm".
Il dna sotto le unghie e la scarpa compatibile
Sull'impronta della scarpa del killer la Procura indica che i "consulenti tecnici, sollecitati all'analisi di un'ulteriore consulenza inoltrata dalla difesa Poggi il 24 settembre scorso, hanno depositato una nota sulle dimensioni di una scarpa modello Frau taglia 42 che risulta compatibile con le misure del piede di Andrea Sempio". Sempio ha sempre detto di indossare la taglia 44. Contro di lui ci sarebbe poi l’impronta 33, l'orma della mano destra lasciata sul muro quando l’assassino, secondo la nuova indagine, si sarebbe sporto per vedere se Chiara Poggi è morta. L'intonaco venne grattato ma il test diede esito negativo. Ora la Procura sulla base di un esame sperimentale ritiene che la prova non restituisca tracce ematiche "a causa dell'effetto inibente del particolato minerale alcalino dell’intonaco”. “Pur trattandosi di una pagina triste per la giustizia, conforta la capacità della giustizia stessa di rimediare - è il commento di Giada Bocellari che assiste Stasi -. Ora però si auspica che vengano accertate anche tutte le responsabilità, perché quanto accaduto a Stasi non possa e non debba mai più ripetersi”.

