I due medici, che erano alla guida del team chirurgico, sono stati sospesi rispettivamente per 12 e 7 mesi. Entrambi sono indagati per falso materiale e ideologico in concorso in relazione alla compilazione della cartella clinica del piccolo Domenico. I decreti di interdizione sono stati notificati dai carabinieri del Nas, che hanno condotto le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Antonio Ricci e dal pm Giuseppe Tittaferrante.
La mamma: "Piccola vittoria"
"La notizia di oggi per me - ha commentato Patrizia Mercolino, la mamma del piccolo Domenico - è solo una piccola battaglia vinta, perché mio figlio non me lo ridarà nessuno indietro. Però, comincerà a riposare in pace. Una piccolissima vittoria, ma la strada è molto lunga. Noi andiamo avanti, non molliamo".
Le ragioni delle interdizioni secondo il gip
Fa riferimento a una "discutibile condotta volta a imporre la propria versione dei fatti" che denotava una personalità "tendenzialmente prevaricatrice e insufficientemente propensa al confronto e all'autocritica, con conseguente aumento esponenziale del pericolo di recidivanza specifica", il gip Mariano Sorrentino nel motivare la decisione di interdire per 12 mesi dalla professione medica il cardiochirurgo Guido Oppido, con l'accusa di falso materiale e ideologico in cartella clinica, nell'ambito dell'indagine sulla morte di Domenico Caliendo, deceduto dopo il trapianto di un cuore danneggiato. L'applicazione del termine di durata massima dell'interdizione dalla professione medica nei confronti del cardiochirurgo Guido Oppido, è stata determinata dalla valutazione della ricostruzione dei fatti, dai quali emerge un ruolo centrale del primario del reparto e primo operatore chirurgico del trapianto di cuore danneggiato realizzato il 23 dicembre scorso.
Oppido scandiva i tempi e le modalità dell'operazione, "stabiliva il contenuto del referto operatorio, pur condividendolo con la dottoressa Bergonzoni, e nei mesi successivi serbava sul personale infermieristico interessato una discutibile condotta volta ad imporre la propria versione dei fatti", sostiene il Gip nell'ordinanza visionata dall'AGI. Questa mattina ai due cardiochirurghi Oppido ed Emma Bergonzoni è stata notificata la misura cautelare di interdizione dalla professione medica rispettivamente della durata di 12 e 7 mesi.
Il ruolo della vice Bergonzoni
Nel caso di Bergonzoni, vice di Oppido, il giudice rileva un ruolo "subalterno sebbene non supino. La cardiochirurga si sarebbe uniformata alle decisioni di Guido Oppido".
L'accusa di falso ideologico
Il gip, dunque, aderisce all'impostazione accusatoria della procura di Napoli e condivide l'esistenza di una grave piattaforma indiziaria a carico dei due professionisti che avrebbero commesso in concorso tra loro, nel ruolo di primo e secondo operatore chirurgico dell'intervento di trapianto di cuore al piccolo Domenico Caliendo, il reato di falso ideologico aggravato in sede di predisposizione, redazione e sottoscrizione del referto operatorio.
Il referto e le incongruenze temporali
Referto redatto tre giorni dopo l'intervento, in cui viene rappresentata una ricostruzione temporale ideologicamente falsa, sostiene il gip, di fasi cruciali dell'operazione. In particolare il riferimento è al rapporto di contestualità sia tra l'avvio della circolazione extracorporea e l'arrivo in ospedale dell'equipe di espianto proveniente da Bolzano, sia tra l'inizio della cardiectomia sul paziente ricevente e il momento in cui l'equipe di espianto arrivava in sala e apriva il box frigo contenente il cuore del donatore.
Gravità dei fatti e movente
Rispetto alla gravità dei fatti ricostruiti, nell'ordinanza si evidenzia che il falso ideologico contestato si è innestato su "un antefatto di significativa rilevanza, costituito dall'esito fallimentare dell'operazione di trapianto chirurgico cardiaco di un bambino di poco più di due anni che ambiva ad una vita normale grazie a quell'intervento e che tuttavia veniva collegato alla macchina E.c.m.o. dalla quale sarebbe stato staccato solo al momento del decesso".
Quanto al movente alla base della rappresentazione temporale "mendace" contenuta nel referto, "si tratta di un movente apparso orientato ad anteporre gli interessi personali dei redattori (potenziali e ipotetici responsabili dell'esito infausto dell'intervento), rispetto all'esigenza di accertamento della verità, pretesa dalla collettività (a prescindere dalla risonanza mediatica che il caso avrebbe successivamente assunto) e, in primis, dai genitori del piccolo Domenico, che avevano il diritto di avere completa e immediata conoscenza degli eventi", sostiene il gip Sorrentino.
La ricostruzione dei fatti
L'espianto a Bolzano
Il 23 dicembre 2025, un'équipe dell'ospedale Monaldi di Napoli si reca all'ospedale San Maurizio di Bolzano per prelevare il cuore di un donatore compatibile. In sala operatoria la situazione si fa subito tesa. Secondo le testimonianze la prima operatrice dell'équipe di Napoli appare in forte difficoltà.
Il trasporto fatale: il "cuore bruciato"
L'errore tecnico più grave e irreversibile avviene durante il trasferimento del cuore da Bolzano verso Napoli. L'organo viene riposto in un contenitore termico a diretto contatto con il ghiaccio secco, invece di essere protetto e mantenuto alla temperatura standard del ghiaccio normale. Questo shock termico ha letteralmente "bruciato" e congelato i tessuti dell'organo, rendendolo inutilizzabile. Successive ispezioni regionali hanno rivelato un dettaglio clamoroso: all'ospedale Monaldi erano disponibili tre box tecnologici specifici per il trasporto sicuro degli organi, ma i medici in quel momento non lo sapevano o non li hanno utilizzati.
Cosa è successo nella sala operatoria del Monaldi
Mentre il cuore congelato è in viaggio verso il Sud, a Napoli l'équipe medica guidata dal primario Guido Oppido e dalla sua vice Emma Bergonzoni inizia le manovre sul piccolo Domenico, che ha solo due anni e quattro mesi. I chirurghi procedono all'espianto del cuore malato del bambino prima ancora che il nuovo organo arrivi in reparto o ne vengano verificate le condizioni.
Quando il contenitore viene aperto in sala operatoria, l'amara scoperta: il cuore del donatore è inservibile. Domenico si ritrova così senza l'organo nativo e senza la possibilità di ricevere subito quello nuovo. Sopravvive solo grazie a un macchinario per la circolazione extracorporea, ma i danni subiti sono gravissimi. Dopo due mesi di coma, il piccolo muore il 21 febbraio.

