AGI - C'è un nuovo indagato nell'inchiesta sul caso Mps-Mediobanca. La procura di Milano ipotizza il reato di insider trading per Stefano Di Stefano, dirigente generale del ministero dell'Economia e delle Finanze e consigliere di amministrazione di Mps dall'aprile del 2022. Il suo telefono cellulare venne sequestrato dalla Guardia di finanza a novembre quando ancora non era indagato.
Dall'analisi del contenuto del telefono, sarebbe emerso che Di Stefano avrebbe acquistato centomila euro in azioni a ridosso dell'Ops di Mps su Mediobanca. Gli altri indagati - la notizia risaliva allo scorso novembre - sono il costruttore ed editore Francesco Gaetano Caltagirone, il numero uno di Luxottica, Francesco Milleri, e l'amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio.
La posizione del governo sulla scalata Mps-Mediobanca
Il 18 dicembre scorso Giancarlo Giorgetti ha preso la parola alla Camera per chiudere il perimetro politico della vicenda Monte dei Paschi-Mediobanca, finita sotto la lente della Procura di Milano. Il suo messaggio era stato netto: il Tesoro non ha guidato né condizionato la scalata, e le decisioni che hanno portato all'Offerta pubblica di acquisto e scambio su Mediobanca erano state assunte in autonomia dagli organi societari della banca senese. L'operazione, aveva chiarito il ministro dell'Economia, era stata "autonomamente deliberata" dal consiglio di amministrazione di Mps; il Mef, in quanto azionista, "aveva preso atto delle scelte della società e del loro razionale".
Il ruolo dello Stato azionista e del management
Nel ricostruire il contesto, Giorgetti ha rivendicato in quellla occasione una linea di condotta che separa il ruolo dello Stato azionista da quello del management. Le interlocuzioni con il sistema istituzionale e creditizio, aveva spiegato, si sono limitate a indicare la necessità di assetti in grado di garantire stabilità e futuro alla banca, "senza alcun tipo di ingerenza o pressione nei confronti degli attori e dei titolari dei diritti di voto". È la stessa impostazione che il ministro richiamava da tempo nel dibattito parlamentare: rafforzare il sistema bancario nazionale senza sostituirsi alle scelte delle imprese.

