AGI- Il caldo estremo non ha un impatto solo sulle nostre abitudini ma anche sulle nostre risorse agricole, specie quando parliamo di un cereale fondamentale come il riso.
Il rischio, dice con chiarezza Alberto Lasagna, direttore di Confagricoltura di Pavia, "è la compromissione totale del raccolto".
I danni del caldo e della siccità
Le immagini dal più importante distretto risicolo d'Europa rimandano ad un'arsura terrificante, uno scenario "diverso ma con effetti potenzialmente maggiori del 2022, quando avvenne la prima delle due crisi epocali che ci troviamo a vivere nel nostro territorio".
L'orizzonte possibile è 100 milioni di euro persi. Intervistato dall'AGI, Lasagna parla di un'"apocalisse climatica, intendendo come apocalisse anche il significato etimologico della parola che significa 'rivelazione' di quella che non è più un'emergenza ma una normalità".
Le differenze con gli anni scorsi
"Se nel 2022 la siccità arrivò lenta e silenziosa, nel 2026 invece è giunta rapida e cattiva. All'improvviso, come previsto, l'acqua è mancata, ovunque. I raccolti, soprattutto il riso, rischiano lo stress totale, e quindi la mancata produzione. E questo avviene mentre massimi sono i costi di produzione e minimo il valore di mercato. La tempesta perfetta sulla risicoltura si sta abbattendo. Ma se soffre la risicoltura soffre tutta la valle del Po. La coltivazione del riso è la cassaforte comune dell'acqua. La falda freatica è il nostro salvagente. L'accelerazione del cambiamento climatico in Europa e nel Nord Ovest è drammatica e non prevista per modalità e crudezza".
Come arginare il fenomeno
Diverse le soluzioni allo studio di Confagricoltura Pavia."Impariamo a coltivare l'acqua. Se le temperature sempre più alte fanno diventare un ricordo la neve, allora usiamo la falda come banca dell'acqua da ricaricare in estate e in inverno. L'agricoltura deve diventare la prima linea della resistenza mentre cambiamo i nostri comportamenti. L'acqua la mettiamo, da subito, sotto terra".
E ancora: "Si deve ottimizzare ancor di più l'accumulo nei laghi imponendo una servitù emergenziale ai grandi serbatoi idroelettrici. Si deve prevedere la sommersione invernale di almeno 75.000 ettari di stoppie di riso, così da alimentare la falda e governare la portata del Po. E poi si deve seminare riso in sommersione anticipata a nord e non tardare oltre maggio nelle sommersioni del riso seminato verso sud. Questo è il modo per gestire l'emergenza che è diventata la regola".

