AGI - Marin Jelenic, il 36enne croato fermato ieri sera a Desenzano del Garda (Brescia), con l'accusa di aver ucciso a coltellate il 5 gennaio a Bologna il capotreno 34enne Alessandro Ambrosio, era stato raggiunto da un provvedimento di allontanamento dallo Stato italiano emesso il 23 dicembre dal Prefetto di Milano, a cui doveva ottemperare entro dieci giorni. Il provvedimento era stato emesso dopo che era stato trovato in possesso di un coltello da cucina.
La mancata fuga verso l'Austria
La fuga dell'uomo è durata poco più di 24 ore. La sua intenzione, probabilmente, era quella di scappare all'estero. Jelenic infatti aveva acquistato un biglietto per andare da Tarvisio a Villach, al di là del confine austriaco. La partenza era prevista per le 10.30 di ieri mattina, all'indomani dell'omicidio.
L'uomo aveva già attraversato i confini nazionali il 30 dicembre, quando era stato controllato alla frontiera di Trieste, e il 10 novembre, sempre a Tarvisio.
L'aggravante dei motivi abietti
In vista dell'udienza di convalida del fermo di Marin Jelenic, il 36enne croato arrestato ieri sera dalla polizia a Desenzano del Garda (Brescia) per l'omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, sono due le aggravanti che la procura di Bologna, con il pm Michele Martorelli, intende contestare.
La prima è quella di aver agito per motivi abietti, la seconda è l'aver commesso il fatto all'interno o nelle immediate adiacenze di stazioni ferroviarie.
La notte nella sala di attesa dell'ospedale di Niguarda
La notte, quella tra il 5 e 6 gennaio, successiva all’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, Marin Jelenic l’ha trascorsa nella sala d’attesa dell’ospedale di Niguarda, dove c’era arrivato in tram dalla stazione Centrale di Milano. È quanto emerge dalle indagini che hanno portato al fermo del 36enne croato ritenuto autore dell’omicidio del 34enne nell’area della stazione di Bologna.
I coltelli sequestrati
Quando Marin Jelinic è stato fermato in stazione a Desenzano del Garda (Brescia), ieri sera, gli sono stati trovati addosso due coltelli da tavola lunghi uno 8,5 cm e uno 11,5 cm su cui si stanno svolgendo degli accertamenti per stabilire se uno dei due è l'arma del delitto che ha ucciso il capotreno Alessandro Ambrosio, la sera del 5 gennaio a Bologna.
A riferirlo, Guglielmo Battisti, dirigente della Squadra Mobile di Bologna, in un incontro con i giornalisti per fare il punto delle indagini. "È in stato di fermo perché destinatario di un provvedimento di fermo di indiziato del delitto, emesso dalla Procura della Repubblica di Bologna – ha spiegato -. Ovviamente il provvedimento dovrà essere posto al vaglio del giudice nel circondario di Brescia, perché è stato rintracciato a Desenzano".
L'arresto a Desenzano del Garda
Sugli spostamenti del presunto autore dell’omicidio sono arrivate più segnalazioni da parte di testimoni che lo hanno incrociato durante i suoi spostamenti prima del controllo a Desenzano del Garda, dove i poliziotti del commissariato lo hanno bloccato.
Il percorso da Bologna a Milano
Ieri mattina alla centrale operativa della questura di Milano un passante, dopo averlo riconosciuto, aveva segnalato di averlo visto sul tram che da piazzale Farini e lo ha portato nell’ospedale a Nord di Milano. Fino alle 6 del mattino dell’Epifania Jelenic - come documentato dalla visione delle telecamere di sorveglianza - è rimasto nell’area del presidio sanitario prima di riprendere il tram 4 per ritornare verso la stazione Centrale.
Allo scalo ferroviario il 36enne croato era arrivato la sera precedente con un treno regionale da Fiorenzuola. Un passeggero ha riferito di essere stato avvicinato da Jelenic che gli aveva chiesto in prestito il cellulare.
Spostamenti anche fuori dall'Italia
Jelenic dai controlli in banca dati risulta negli ultimi mesi essere entrato e più volte uscito dall’Italia: il 30 dicembre al valico di Trieste e il precedente 10 novembre a Tarvisio. La sua ultima presenza nel capoluogo lombardo risale al 22 dicembre quando era trovato in possesso di un coltello a Milano in via Giovanni Scheiwiller. Il prefetto di Milano aveva emesso un ordine di allontanamento di cinque anni dal territorio di Milano.

