Omicidio Piersanti Mattarella, la Cassazione annulla gli arresti dell’ex prefetto Piritore

Scritto il 10/03/2026
da agi

AGI - Con la sentenza che ha accolto il ricorso dei difensori dell'ex prefetto Filippo Piritore, la sesta sezione della Cassazione ha annullato senza rinvio la conferma della misura cautelare, decisa dal tribunale del riesame di Palermo: è così venuto meno il "titolo genetico", l'ordinanza di arresti che era stata emessa dal Gip e che era stata confermata dal collegio. In genere la Suprema Corte annulla con rinvio, disponendo che l'ultima decisione venga emessa dai giudici di merito: ma stavolta la decisione è stata tranchant. La motivazione verrà depositata nei prossimi giorni, ma i difensori, gli avvocati Gabriele Vancheri e Gianluca Tognozzi avevano puntato tutto sulla mancanza di gravi indizi, tesi che - visto il tipo di decisione - potrebbe essere stata accolta dagli ermellini.

L'ex poliziotto era ai domiciliari da ottobre, con l'accusa di avere fatto sparire il guanto usato da uno dei killer del presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella (fratello dell'attuale capo dello Stato), ucciso dalla mafia il 6 gennaio 1980, nel capoluogo siciliano. L'indumento era nella Fiat 127 che fu abbandonata a circa un chilometro di distanza dalla via Libertà, in cui fu commesso l'omicidio, da due killer ancora senza nome: dopo che era stata battuta la pista nera, chiusa con l'assoluzione definitiva di Giusva Fioravanti e Gilberto Cavallini, oggi sono sotto inchiesta due sicari di mafia, Giuseppe Lucchese e Antonino Madonia.

Il guanto, se fosse stato disponibile, con i mezzi tecnologici attuali avrebbe potuto consentire di risalire al Dna di chi lo aveva indossato. Il depistaggio era avvenuto dunque nell'immediatezza dei fatti, 46 anni fa, ma era stato "rinnovato" tra settembre e ottobre 2024, quando Piritore e altri suoi ex colleghi della Squadra mobile, così come l'allora sostituto procuratore Pietro Grasso, erano stati ascoltati dagli inquirenti. Del guanto infatti erano state trovate tracce nei verbali di perquisizione e sequestro del 1980 e nelle foto scattate dalla scientifica nell'abitacolo dell'utilitaria: ma il reperto non era mai stato conservato e custodito nell'ufficio corpi di reato della Procura, come sarebbe dovuto avvenire. Piritore aveva raccontato ai magistrati palermitani, due anni fa, una versione ritenuta per nulla convincente: le intercettazioni dei suoi colloqui con la moglie avevano confermato i sospetti di depistaggio. Ma ora la Cassazione rimette tutto in discussione.