Venerdì 17 Aprile : Cardinale Joseph Ratzinger [Benedetto XVI

Scritto il 16/04/2026
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Nel pane eucaristico riceviamo la moltiplicazione inesauribile dei pani dell'amore di Gesù Cristo, abbastanza ricco da saziare la fame di tutti i secoli, e che vuole così mettere anche noi al servizio di questa moltiplicazione di pani. I pochi pani della nostra vita possono sembrare inutili, ma il Signore ne ha bisogno e li chiede. I sacramenti della Chiesa, come la Chiesa stessa, sono il frutto del chicco di grano che muore (Gv 12,24). Per riceverli dobbiamo entrare nell'azione da cui essi stessi provengono. Azione che consiste nel perdere se stessi, senza la quale non possiamo trovarci: “Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà” (Mc 8,35). Questa parola del Signore è la formula fondamentale di una vita cristiana...; la forma caratteristica della vita cristiana viene dalla croce. L'apertura cristiana al mondo, di cui tanto ci si vanta oggi, può trovare il suo vero modello solo nel costato aperto del Signore (Gv 19,34), espressione di un amore radicale, l'unico capace di salvare. Sangue e acqua sono usciti dal costato trafitto di Gesù crocifisso. Ciò che, a prima vista, è segno della sua morte, del suo fallimento più totale, costituisce nello stesso tempo un nuovo inizio: il Crocifisso risorge e non muore più. Dalle profondità della morte sorge la promessa della vita eterna. Sopra la croce di Gesù Cristo splende già la luce vittoriosa del mattino di Pasqua. Ecco perché vivere con lui nel segno della croce è sinonimo di vivere nella promessa della gioia pasquale.