Giovedì 19 Marzo : San Josemaría Escrivá de Balaguer

Scritto il 18/03/2026
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La vita di Gesù fu per Giuseppe una continua scoperta della propria vocazione. I suoi primi anni sono stati pieni di eventi in apparente contrasto: glorificazione e fuga, dignità dei Magi e povertà del presepio, canto di angeli e silenzio degli uomini. Quando giunge il momento di presentare il Bambino al tempio, Giuseppe, che porta la povera offerta di un paio di tortore, ascolta Simeone e Anna che proclamano che Gesù è il Messia. Suo padre e sua madre — ci narra san Luca — si stupivano ... (Lc 2, 33). Più tardi, quando il Bambino rimane nel tempio senza che Maria e Giuseppe se ne avvedano, ritrovandolo dopo tre giorni, essi — è sempre Luca che narra — restarono meravigliati (Lc 2, 48). Giuseppe resta sorpreso, si meraviglia. Dio gli ha rivelato i suoi piani ed egli cerca di capirli. Come ogni anima che vuole seguire Gesù da vicino, egli scopre subito che non è possibile camminare con passo stanco, che non si possono far le cose per abitudine. Dio, infatti, non accetta che ci si stabilizzi a un certo livello, che ci si adagi sulle posizioni raggiunte. Dio esige costantemente di più e le sue vie non sono le nostre vie terrene. San Giuseppe, meglio di chiunque altro , ha imparato da Gesù a essere pronto a riconoscere le meraviglie di Dio, a tenere aperti l'anima e il cuore. Ma se Giuseppe ha appreso da Gesù a vivere in modo divino, oserei dire che, nell'umano, egli ha insegnato cose al Figlio di Dio. Giuseppe si prese cura di quel Bambino che gli era stato affidato, fece di Gesù un artigiano: gli trasmise il suo mestiere. Giuseppe è stato, nell'ordine naturale, maestro di Gesù: ha avuto con Lui rapporti quotidiani delicati e affettuosi, e se n'è preso cura con lieta abnegazione. Tutto ciò non è forse un buon motivo per considerare questo uomo giusto,(Mt 1,19) questo santo Patriarca, in cui culmina la fede dell'Antica Alleanza, come Maestro di vita interiore?