Il Coordinamento autonomo dipendenti pubblici, che ha organizzato l’incontro, è scritto in una nota, “apprezza i primi sostegni forti provenienti dalla classe politica regionale e nazionale, a partire dalle opposizioni, con l’interrogazione alla Regione della consigliera Scutellà e del consigliere regionale del Pd Bruno, per i diritti previdenziali, dignità salariale e giustizia sociale. Ma non solo, anche diversi esponenti della maggioranza, hanno confermato la volontà di discutere e risolvere le richieste degli ex Lsu/Lpu”.
La vertenza è incentrata su due punti: “il riconoscimento dei contributi previdenziali (una prospettiva pensionistica con una pensione uguale a quella sociale, dopo oltre trenta anni di lavoro) e il ripristino del fondo per aumento ore, da part-time a full-time. Perché questi lavoratori, dopo oltre trenta anni di lavoro all’interno degli enti locali, sono ancora in maggioranza part-time, con stipendi di 700 euro e, oltre al danno la beffa, prima delle stabilizzazioni non c’è stata una copertura previdenziale, quindi un vero e proprio lavoro nero legalizzato dallo Stato”.
Il coordinamento autonomo dipendenti enti pubblici, che fa riferimento agli ex Lsu-Lpu della Calabria, composto da Romolo Cozza, Giovanni Conforti, Gino Pettinato, Giulio Pignataro, Oreste Valente, Gianvincenzo Petrassi e Giovanni Muto, sottolinea che “da oggi è chiaro per tutti una politica del fare, stabilità, diritti, dignità e giustizia sociale, per questi dipendenti pubblici che oramai rappresentano il 95% della forza lavoro negli enti locali, impegnati in tutti gli uffici e anche con mansioni dirigenziali. Il mondo della politica e delle istituzioni è chiamato a confrontarsi con una realtà che, soprattutto in Calabria, non può essere più ignorata”.
“Parliamo – sottolineano i responsabili del coordinamento – di dipendenti pubblici, i più poveri della P.A. e i prossimi pensionati più poveri della P.A. una condizione di precarietà economica inaccettabile. Il punto della situazione è stato fatto nell’assemblea e dopo vari scambi di opinioni e vedute costruttive sul percorso da intraprendere, si è deciso di organizzare un altro flash mob, davanti il Consiglio regionale.
Quello che abbiamo fatto e ottenuto in questi mesi di lotta da soli non ha eguali – ribadiscono Cozza, Conforti, Pettinato, Petrassi, Muto Valente, Pignataro – ci siamo contati, siamo in tanti e condividiamo tutto e chi vuole veramente supportarci ci dovrà dare ancora più forza, sottoscrivendo deleghe o dando adesione formale al coordinamento”.
“Vogliamo portare avanti le vertenze – affermano ancora – ed essere noi lavoratori a rappresentarci e sederci ai tavoli istituzionali e nello stesso tempo essere da stimolo e sollecitare tutti gli organi politici e sindacali su queste due problematiche. Continueremo a portare avanti questa battaglia dentro e fuori il Consiglio regionale finché non arriveranno risposte concrete”.
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