Il dispositivo, collegato a una pompa infusionale, ha permesso a “Libera” di attivare autonomamente l’infusione endovenosa del farmaco nonostante la tetraparesi spastica che le impediva qualsiasi movimento volontario, compreso quello necessario per premere il pulsante normalmente utilizzato in questi casi.
Il messaggio di “Libera”: “La mia battaglia è una richiesta di dignità”
Pochi giorni prima della morte, “Libera” aveva affidato all’Associazione Luca Coscioni un messaggio che è diventato il simbolo della sua lunga battaglia:
"Spero, con tutta me stessa, che nessuno debba più aspettare due anni per poter esercitare un diritto che gli appartiene già. Nessuno dovrebbe essere costretto a lottare così a lungo per ciò che dovrebbe essere garantito. Se la mia storia servirà ad aprire una strada o ad accorciare un’attesa, allora avrà avuto senso".
La donna ha ringraziato l’Associazione Luca Coscioni e il suo medico, Paolo Malacarne, sottolineando come la sua vicenda rappresenti «una richiesta di dignità» che non dovrebbe più richiedere battaglie giudiziarie.
La lunga vicenda legale
“Libera” aveva ottenuto il via libera della USL Toscana Nord Ovest nel luglio 2024, ma non essendo in grado di autosomministrarsi il farmaco aveva chiesto che fosse il medico a farlo. La richiesta aveva aperto un complesso contenzioso: il giudice di Firenze aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale sull’articolo 579 del codice penale, che punisce l’omicidio del consenziente.
La Corte costituzionale, nel luglio 2025, aveva chiesto di verificare a livello nazionale e internazionale l’esistenza di dispositivi che consentissero l’autosomministrazione anche a persone completamente paralizzate. Dopo mesi di accertamenti, il 20 novembre 2025 il CNR ha ricevuto l’incarico di realizzare il macchinario, collaudato e consegnato a marzo 2026.
Le reazioni dell’Associazione Luca Coscioni
Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente Segretaria nazionale e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, hanno espresso gratitudine e vicinanza:
"A ‘Libera’ va il nostro grazie per aver lottato non solo per sé, ma per tutte le persone nelle sue condizioni, contribuendo ad aprire una strada che potrà essere percorsa anche da altri".
La famiglia di “Libera” ha chiesto il massimo rispetto della privacy in questo momento.