AGI - Il Consiglio dei ministri ha approvato uno schema di decreto legislativo che adegua l’ordinamento italiano all’AI Act europeo, delineando anche il ruolo che il sistema dell’Università e della Ricerca sarà chiamato a svolgere nello sviluppo dell’intelligenza artificiale nel nostro Paese.
Le norme di competenza del Ministero dell’Università e della Ricerca, contenute in tre articoli, traducono in misure concrete una visione precisa: un’intelligenza artificiale che resti sotto il controllo umano e che sia orientata al bene collettivo, sostenuta da investimenti in conoscenza, formazione, ricerca e innovazione responsabile.
Ruolo centrale di università e ricerca
Il cuore del provvedimento risiede proprio nell’idea di affidare a università, enti di ricerca e istituzioni dell’alta formazione artistica e musicale un ruolo centrale nella costruzione dell’ecosistema italiano dell’IA.
Obiettivi strategici del decreto
Non si tratta soltanto di promuovere nuove tecnologie, ma di governarne lo sviluppo in modo consapevole, assicurando che risponda agli interessi delle persone, delle istituzioni e della società nel suo complesso. In questa prospettiva, il decreto individua due direttrici principali: da un lato il rafforzamento delle competenze e della formazione, dall’altro la valorizzazione della ricerca e del trasferimento tecnologico.
Diffusione delle competenze IA
Il primo intervento riguarda la diffusione delle competenze sull’intelligenza artificiale. Il sistema dell’istruzione superiore viene indicato come punto di riferimento per attività di alfabetizzazione, formazione e divulgazione rivolte non solo agli studenti, ma anche a cittadini, imprese, pubbliche amministrazioni e professionisti.
Coinvolgimento di atenei e professionisti
Università e centri di ricerca potranno quindi mettere a disposizione il proprio personale qualificato – docenti, ricercatori, tecnologi – per contribuire a colmare il divario di conoscenze che ancora esiste su questi temi. L’obiettivo è garantire una formazione costantemente aggiornata in un ambito che evolve con estrema rapidità.
La norma apre inoltre alla collaborazione con ordini professionali, associazioni di categoria e realtà del terzo settore, favorendo la costruzione di percorsi formativi condivisi e capaci di rispondere alle esigenze del mondo del lavoro.
IA nei percorsi universitari
Un secondo punto chiave riguarda l’ingresso strutturale dell’intelligenza artificiale nei percorsi di studio universitari e dell’alta formazione. Nel rispetto dell’autonomia degli atenei, vengono individuati contenuti formativi minimi dedicati all’IA, con l’obiettivo di assicurare a studenti e futuri professionisti strumenti adeguati per comprendere e utilizzare queste tecnologie.
Non si tratta solo di sviluppare competenze tecniche, ma anche di affrontare le implicazioni giuridiche ed etiche dell’intelligenza artificiale. La formazione potrà assumere forme diverse, dai corsi dedicati ai moduli interdisciplinari, fino a laboratori e tirocini.
Ruolo degli ITS Academy
Una particolare attenzione è riservata agli ITS Academy, chiamati a intercettare in tempi rapidi l’evoluzione tecnologica e a trasformarla in competenze immediatamente spendibili nel mercato del lavoro.
Sistema di monitoraggio
Per garantire che queste misure producano risultati concreti, il Ministero ha previsto un sistema di monitoraggio annuale, basato su indicatori definiti insieme all’ANVUR. I dati raccolti serviranno non solo a valutare l’effettiva integrazione dell’IA nell’offerta formativa, ma anche a orientare eventuali incentivi e interventi di sostegno per i percorsi più efficaci.
Il terzo ambito di intervento riguarda il rafforzamento del legame tra ricerca, innovazione e sistema produttivo. Il decreto punta a incentivare le collaborazioni tra università, enti di ricerca e imprese, favorendo lo sviluppo di progetti innovativi e il trasferimento delle conoscenze verso il tessuto economico.
Sperimentazione normativa
In questo quadro assume rilievo anche la cooperazione con le autorità nazionali competenti, in particolare per la gestione degli spazi di sperimentazione normativa previsti dall’AI Act europeo.
Per sostenere queste attività viene introdotto uno strumento di mobilità temporanea che permetterà a docenti, ricercatori e personale specializzato di lavorare presso le autorità competenti, con adeguati riconoscimenti professionali ed economici.
Sviluppo di ecosistema innovativo
Si tratta di un meccanismo pensato per facilitare lo scambio di competenze tra il mondo della ricerca e quello istituzionale, rafforzando la capacità del Paese di affrontare le sfide poste dall’intelligenza artificiale.
Dottorati e startup IA
Il decreto promuove inoltre la creazione di dottorati di ricerca dedicati all’IA, la nascita di startup e spin-off universitari e il consolidamento del ruolo degli ITS Academy come ponte tra innovazione e sistema produttivo.
Un ulteriore elemento riguarda la possibilità per il Ministero di individuare una rete di centri di riferimento nazionali per supportare le attività di sperimentazione previste a livello europeo. In questo caso non sono previste nuove strutture: l’intento è valorizzare le competenze e le infrastrutture già esistenti, evitando duplicazioni e puntando sull’efficienza del sistema.
Strategia nazionale sull IA
Nel complesso, il provvedimento segna un passo importante nel tentativo di costruire una strategia nazionale sull’intelligenza artificiale che non sia limitata agli aspetti tecnologici, ma che tenga insieme formazione, ricerca, etica e sviluppo economico.
Innovazione e centralità della persona
L’idea di fondo è chiara: l’innovazione può essere una leva di crescita solo se accompagnata da una solida base culturale e da un sistema capace di governarla, mantenendo sempre al centro la persona.