Domenico non si è svegliato, iniziate le cure per il fine vita

Scritto il 19/02/2026
da agi

AGI - "Oggi sto molto molto più male del solito, però finché mio figlio respira... è lì, è ancora lì'", dice la madre del piccolo Domenico, il bambino che ha subito un trapianto di cuore danneggiato. In un miracolo "ci spero sempre", ha detto Patrizia Mercolino intervenendo in diretta alla trasmissione "Dritto e rovescio" su Rete4. Esprime gratitudine per l'affetto mostrato dagli italiani e fa un appello rifiutando sostegni economici: "Mi fa molto piacere tutta questa vicinanza delle persone, anzi colgo anche l'occasione per dire una cosa: io voglio ringraziare tutte quelle persone che mi stanno dimostrando l'affetto e vogliono donare soldi per esprimere la loro vicinanza ma io rifiuto qualsiasi donazione di denaro. Vorrei tanto che fossero donate all'associazione Aido".

Nonostante il dolore prova a parlare del figlio Domenico, un bambino vivace, "non si fermava mai. Non si fermava mai". E poi ricorda il 23 dicembre: "L'ho portato in ospedale perché era arrivata finalmente la salvezza per lui, per vivere una vita intera - dice - invece non è andata così'. È cambiata tutta la nostra vita". Ormai la speranza si unisce alla rassegnazione, e anche i fratellini di Domenico, che hanno 5 e 11 anni, lo hanno compreso. "Volevano il fratellino a casa - dice la signora Patrizia - ma penso che abbiano capito che il fratellino non torna più a casa".

La situazione clinica di Domenico

"Una volta tolta la sedazione a Domenico, Domenico non si è svegliato e quindi, avendo valutato una prognosi senza ombra di dubbio infausta, ho mandato una pec al Monaldi, con cui la famiglia ha chiesto la pianificazione condivisa delle cure". Lo dice intervenendo alla trasmissione Dritto e rovescio, al fianco della madre del bambino che ha ricevuto un trapianto di cuore danneggiato a Napoli, l'avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi.

Cos'è la pianificazione condivisa delle cure

La pianificazione condivisa delle cure prevede che a fronte di una patologia cronica e invalidante o caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta, possa essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico, alla quale i sanitari sono tenuti ad attenersi qualora il paziente venga a trovarsi in condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità. "È un istituto introdotto nel 2017. Non è eutanasia - ha precisato il legale - ma per evitare l'accanimento terapeutico è volto a spostare tutta la terapia clinica dalla guarigione soltanto all'alleviamento della sofferenza".