La lunga attesa dei tifosi del pallone ovale è quasi giunta alla fine. Sabato all’Olimpico l’Italrugby di Gonzalo Quesada debutterà nel Sei Nazioni 2026 contro un’avversaria da prendere con le molle come la Scozia. L’obiettivo degli Azzurri è quello di sempre: confermare quanto di buono fatto nelle ultime uscite e provare a tutto il mondo del rugby che sottovalutare l’Italia può costare caro. L’inizio del raduno della Nazionale al centro allenamenti di Verona è accompagnato dal calore e dal cuore di un movimento di base che segue questo sport con una passione incredibile. Le parole d’ordine sono semplici: continuità, concentrazione e tanta cattiveria in campo. Vediamo quindi cosa aspettarci da questo primo incontro dell’Italia e le sue prospettive nel torneo più importante dell’emisfero settentrionale.
“Continuità, passione e cuore”
Le parole del ct Quesada ad Edimburgo, alla presentazione del Sei Nazioni, hanno dato il tono al ritiro della Nazionale: “Il nostro obiettivo per questo Torneo che sta per iniziare è quello di continuare ad aumentare la consistenza delle nostre prestazioni, mantenendo invariata per le cinque partite la nostra competitività. Arriviamo da un buon novembre, con le vittorie su Australia e Cile e due prestazioni di qualità contro i Wallabies e gli Springboks. Abbiamo tre obiettivi: conquista molto solida in difesa, una difesa che esprima il cuore e passione e infine un attacco e gioco offensivo eccitante, che testimoni il percorso di crescita di questa squadra”. Uno dei pilastri della Nazionale, il terza linea Manuel Zuliani, intervistato dall’Avvenire prima del ritiro, parla di come il clima all’interno del gruppo dell’Italia sia sempre più positivo, a testimonianza di una crescita costante dell’autostima degli Azzurri. “In questi primi giorni di raduno con il ct Quesada stiamo mettendo prima a fuoco gli obiettivi, gli scenari possibili di gioco e poi stiamo abbinando l’alta intensità al sistema di gioco della Nazionale. Veniamo da tanti Club diversi, dobbiamo uniformarci ma siamo carichi, il clima dello spogliatoio è sereno, tutto lo staff ci sta trasmettendo grande energia. Siamo un gruppo unito.. Lavoriamo partita per partita, per crescere e ogni momento introduciamo qualcosa in più nel nostro gioco”. La parola chiave per il successo dell’Italrugby è sempre la passione, quella che il pubblico dell’Olimpico tutto esaurito trasmetterà di sicuro nonostante un clima che si prevede inclemente. “70mila tifosi è sempre bello sentirli, ho la fortuna però quando sono in campo di non sentire nulla, concentrato e focalizzato al 100% su ciò che devo fare. Da giovane sei spensierato e non ci pensi, dopo ti abitui e impari anche a farti scivolare via eventuali critiche”. Zuliani assomiglia all’Italia: potente, orgoglioso ma coi piedi per terra, attaccato alle proprie tradizioni e pronto a stupire il mondo.
Vincere è possibile, nonostante le assenze
Sono passati cinque anni da quando l’ex capitano del Galles, Sam Warburton, disse che l’Italia avrebbe dovuto essere cacciata dal Sei Nazioni per fare spazio ad altre squadre più meritevoli. I ruoli si sono rovesciati, visto che ora sono proprio i Dragoni a fare brutte figure a ripetizione e beccarsi il famoso “cucchiaio di legno” ma gli Azzurri sono sempre visti non un certo sospetto dal rugby che conta. I giovani leoni cresciuti negli ultimi anni hanno fatto crescere tantissimo l’Italrugby: non abbastanza da sognare di vincere il Sei Nazioni ma abbastanza da causare grossi grattacapi a chiunque, anche alle superpotenze del rugby. Da numero 10 del ranking mondiale, l’Italia ha infilato una serie di risultati positivi negli ultimi anni e si presenta alla sfida con la Scozia con la sicurezza di potersela giocare. Ventisei anni dopo la prima vittoria al Sei Nazioni, proprio con la Scozia all’Olimpico, per la prima volta sono gli Azzurri a partire da favoriti. A parte i tanti giocatori cresciuti nella Benetton e nelle Zebre, molti dei rugbisti italiani giocano nelle migliori squadre di club europee e sono cresciuti tantissimo negli ultimi anni. La crescita del gruppo è evidente dal fatto che l’Italrugby è favorita nonostante l’assenza per infortunio di alcuni pezzi da novanta, da Ross Vintcent a Sebastian Negri fino ad Ange Capuozzo, che proverà a giocare nonostante un dito rotto. L’estremo del Tolosa ha dato energia, fantasia e dinamicità all’Italia e sarebbe difficile da sostituire: altrettanto complicato fare a meno di Tommaso Allan, i cui calci sono stati fondamentali per gli Azzurri nelle ultime uscite. Quesada è stato in grado di chiamare giovani promettenti come Locatelli e Mazza ma può contare sul contributo dei rientranti Lamaro, Odogwu, Gallagher e Fusco, tutti assenti durante i test match autunnali. A prendere il posto dell’italo-francese sarà Louis Lynagh, australiano di Treviso che sta facendo enormi passi avanti. Il tecnico Quesada, una leggenda con la maglia dei Pumas, non alza mai la voce ma dalle sue parole traspare la sicurezza che, dopo le vittorie contro Australia e Cile e le buone prove contro il Sudafrica, l’Italia è pronta a fare il salto di qualità. “Questi giorni sono carichi di entusiasmo mentre aspettiamo l’inizio del torneo di rugby più antico al mondo, nel quale affronteremo alcune delle migliori nazionali al mondo. Sono momenti speciali, importanti: dobbiamo confermare la forma vista a Novembre e giocare con la grinta mostrata contro Irlanda e Australia l’anno scorso”. Se l’Italia giocherà da Italia, il cammino degli Azzurri al Sei Nazioni sarà quello che i fanatici del rugby aspettano da un quarto di secolo.