Due grandi tennisti, un "vecchio" poi nulla

Scritto il 03/02/2026
da Marco Lombardo

Analisi: dal trionfo di Alcaraz alla resa di Djokovic e Sinner

Dopo quindici giorni di Australian Open restano un record storico, una bella storia e due semifinali epiche: ma il resto? Insomma, caro tennis: abbiamo un problema.

Appassionati dalla rivalità Sinner-Alcaraz, ammirati dalla resistenza di Novak Djokovic, incantati dalla grandiosità australiana nel tennis che ha portato più di 1.300.000 persone al Melbourne Park, si rischia di non notare il lato oscuro sotto i bei lustrini. Diciamolo: mancano i grandi tennisti, quelli di livello. E manca lo spettacolo, in campo.

Parlano i numeri, e non solo quelli: dietro i primi due in classifica c'è il vuoto, e a parte un fenomeno a fine carriera, nessuno sembra capace tra infortuni e manifesta inferiorità di dare al circuito maschile una rivalità che vada oltre l'attuale duopolio. Si cerca un terzo uomo, ma a Melbourne si è dovuti arrivare fino in fondo per sentire finalmente qualche brivido. E peggio è andata nel torneo femminile, che ha mostrato vuoti sugli spalti anche nei match clou e una finale di plastica.

Insomma: il tennis è ancora uno sport che piace e alla moda, però urge correre ai ripari prima che sia troppo tardi. Omologate le superfici, potenziati i materiali, lavorate le palline per far contenti tutti, ci si è dimenticati del fattore umano, che poi è la differenza tra un videogioco e lo sport reale. I personaggi sono sempre meno, hanno poco da dire, parlano al plurale. E vengono spremuti dallo show business: nessuno vuole rinunciare a niente, tutti vogliono guadagnare di più. La ruota della fortuna, per carità, continua a girare: ma fino a quando?