Revoca del San Vito a Guarascio, il rischio di un “gol in fuorigioco”…

Scritto il 02/04/2026
da Redazione

Un consiglio comunale aperto che rischia però di risultare “vuoto”. Post mortem. Nella non peggiore delle ipotesi, inutile. Con una non banale complicità (chissà quanto casuale o cercata) con una specie di illusione che il Palazzo mette a disposizione dei tifosi e cittadini, liberarsi di Guarascio ben sapendo che è pressocchè impossibile per mezzo di carte bollate.
Nasce e si nutre di questi presupposti, non certo esaltanti, il consiglio comunale “aperto” di Cosenza in programma per il 14 aprile. Non tutti lo volevano celebrare, e non con l’intero ordine del giorno partorito dalla conferenza dei capigruppo su input della minoranza. Ma tant’è, è in scaletta ormai. Oggetto del contendere la possibile revoca della concessione dello stadio San Vito al presidente del Cosenza Calcio Eugenio Guarascio. A parole la vogliono tutti. Indubbiamente i tifosi, come atto estremo pur di mettere alle corde il patron a corollario di un percorso sociale di “indegnità” cosentina. La ispezione, la provoca a questo punto anche strumentalmente, la minoranza. La sbandiera come possibile, persino la millanta la maggioranza che l’ha di fatto generata la concessione dandola possibilmente in pasto a tifosi e cittadini.
Ma il punto sempre lo stesso rimane: si può fare?
Qui si entra in una specie di corto circuito non proprio di secondo piano.
Nel corso del consiglio si parlerà della possibilità di revocare la concessione del “Marulla” al Cosenza Calcio e da lì si uscirà 《con un atto di indirizzo》. Saranno poi i dirigenti di settore di Palazzo dei Bruzi a verificare 《se l’eventuale volontà politica espressa dal consiglio comunale sia aderente alle norme vigenti per la revoca della concessione dello stadio》. Della serie, prima l’uovo o la gallina? Il consiglio comunale di Cosenza si appresta a chiedere a se stesso se è il caso di consultare i dirigenti di settore circa la possibilità di revocare la concessione dello stadio a Guarascio. Forse, sussurra più d’uno, per andare per le vie brevi risparmiando tempo e illusioni, si sarebbe potuto (o dovuto) procedere al contrario. Prima l’analisi dei documenti e della reale possibilità tecnica e giuridica, poi l’aula. La gallina o l’uovo, al contrario non fa lo stesso effetto.
È Bianca Rende su facebook ad azionare il dibattito, non è dato sapere se del tutto ingenuamente o meno. Pubblica la notizia del consiglio e l’ordine del giorno, qualcuno non mancherà di commentarlo. E quel “qualcuno”, puntualmente, arriva. È Umberto Calabrone, non proprio uno qualsiasi. Che in rete stampa proprio i dubbi di cui sopra. Che senso rischia di avere un consiglio comunale chiamato ad esprimersi su un atto di indirizzo senza neanche sapere se si può fare?
A questo punto sì che Bianca Rende può dire la sua, mica passa per quella che l’ha generata la polemica. Andando per sintesi il senso è questo. Caro Calabrone, hai ragione. Il consiglio lo ha chiesto Fdi, la conferenza ne ha solo preso atto. Ma la trattazione non potrà che essere tecnica e la data del 14 consente di chiedere e ottenere anticipatamente i documenti necessari.
Bianca Rende va per “rassicurare” Calabrone nel mentre manda un avviso ai naviganti. Senza i documenti preliminari il consiglio del 14 oltreché aperto rischia solo di essere come un gol in fuori gioco. A bandierina alzata…

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