Il meccanismo della truffa e i profitti illeciti
In particolare, tale meccanismo avrebbe garantito un ingiusto profitto alla ditta “Ortopedia Gallo” di Luca Gallo e alla ditta “Sofia Sanitaria Ortopedica” di Vincenzo Morello, ottenendo rimborsi per dispositivi mai prescritti per un valore complessivo di 276mila euro. La Procura ha individuato i ruoli della presunta associazione coinvolgendo medici, imprenditori e collaboratori.
I ruoli degli imputati nell’organizzazione
Vincenzo Torcasio, titolare di fatto della “Sofia Sanitaria Ortopedica”, avrebbe coordinato la gestione delle pratiche; Luca Gallo (titolare dell’omonima ortopedia), Vincenzo Morello (titolare formale della “Sofia Sanitaria Ortopedica”) e Daniele Morello (factotum della stessa ditta) avrebbero messo a disposizione capitali, infrastrutture e mezzi. Le dottoresse Chiara Cantafio e Maria Loredana Bonacci, medici specialisti, sono accusate di aver prescritto o sottoscritto le false ricette. Il compito di procacciare nuovi pazienti a cui intestare le prescrizioni sarebbe spettato ad Antonio Sesto, Sergio Sestito e Michelangelo Nosdeo, oltre ad Antonio Anania, al quale si contesta di aver agito anche senza le dovute visite preventive o collaudi. Infine, Angelo Michele Nosdeo avrebbe avuto il ruolo di eludere i controlli dell’Asp presso il domicilio dei falsi pazienti. Oltre all’associazione a delinquere e alla truffa, vengono contestati a vario titolo i reati di falso materiale e ideologico. Nello specifico, Vincenzo Torcasio e Daniele Morello rispondono di falso materiale per aver contraffatto i moduli prescrittivi con l’intestazione del distretto sanitario, le diagnosi e i piani terapeutici. L’accusa di falso ideologico è invece rivolta a Chiara Cantafio, Maria Loredana Bonacci, Vincenzo Torcasio, Daniele Morello, Vincenzo Morello e Luca Gallo, per aver falsamente attestato la necessità di ausili diversi da quelli realmente necessari o per aver emesso prescrizioni senza aver effettuato la visita medica.
Proscioglimenti e posizioni stralciate
Il Gup ha infine prosciolto 4 persone inizialmente accusate di essere procacciatori di pazienti: Massimiliano Capparelli, Luciano Vincenzo Toia, Giuseppe Vaccaro e Giuseppe Mascaro perché “il fatto non costituisce reato” ed ha dichiarato estinto il reato nei confronti di Giovanni Pirillo a causa del decesso dell’imputato.
L'articolo Lamezia Terme, ricostruito il sistema di false prescrizioni per ottenere i rimborsi proviene da Il Fatto di Calabria.